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Facebook got sued for using the “Like” button; someone invented it in 2001

The like button is the beating heart of Facebook, maybe the most clicked one in the world. Its invention is attributed to Facebook normally, but for a Dutch copyright agency named Rembrandt it’s not true, and sued Facebook for violating a patent registered back in 2001, so twelve years ago, by a programmer named Joannes Everardus Jozef Van Der Meer. He registered two patents regarding an online diary (which you may recall to Facebook Timeline) and the ability to like things on it. He also registered a domain called surfbook.com (remembers anything?, nda), before disappearing in 2004. The family of the programmer sued Facebook over a decade later for using the patent improperly, and now they are trying to demonstrate that Zuckerberg actually knew about that registered patent.
Here’s where Rembrandt get in the scene, by asking to recognize the paternity to Van Der Meer’s family until 2021.

If you ever watched “The Social Network”, you probably know about the first lawsuit for Facebook.The two brothers Cameron and Tyler Winklevoss accused Zuckerberg to stole his idea about a social website for Harvard University. So it’s legit to expect a quite big compensation from Facebook if the court actually accepts the documents deposited by Rembrandt. Although a story like this already happened with the iPad name in China, where Apple had to recognize it to a chinese company near bankrupt.

“If I decide to build I chair, I shouldn’t pay everyone who decided to build a chair”. (cit. The Social Network, 2010).

In italiano
Il pulsante “Mi piace” è il cuore pulsante di Facebook, probabilmente uno dei più cliccati al mondo. La sua invenzione viene normalmente attribuita a Facebook, ma secondo una agenzia di brevetti e copyright olandese chiamata Rembrandt non è vero, citando Facebook di aver usato un brevetto registrato nel 2001, cioè dodici anni fa, da un programmatore di nome Joannes Everardus Jozef Van Der Meer.
Nel corso della sua vita ha registrato presso Rembrandt due patenti relative ad un diario online (la cui idea ricorda la Timeline di Facebook), e la possibilità di mettere Mi Piace su di essa. Ha inoltre registrato un dominio chiamato surfbook.com (ricorda qualcosa?, nda) prima di scomparire nel 2004. La famiglia, oltre una decade dopo, cita Facebook per aver usato impropriamente il brevetto, dimostrando che Zuckerberg ne fosse effettivamente a conoscenza.
Ed è qui che entra in gioco Rembrandt, chiedendo di riconoscerne la paternità fino al 2021.

Se avete mai visto il film “The Social Network” uscito nel 2010, probabilmente sapete della prima causa legale per Facebook. I due gemelli Cameron e Tyler Winklevoss accusarono Zuckerberg di aver rubato la sua idea riguardo a un sito di social network per gli studenti dell’Università di Harvard. È legittimo pensare quindi un notevole risarcimento economico se la Corte dovesse decidere di prendere per vere le accuse depositate. Tuttavia, una storia del genere è già successa con il marchio iPad in Cina in cui Apple dovette riconoscere la paternità a una azienda cinese prossima al fallimento.

“Se decido di costruire una sedia, non devo pagare chiunque abbia deciso di costruire una sedia”. (cit. The Social Network, 2010).

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